Ma che zuppa… con la Schiava

Zona di produzione della SchiavaIl piacere di mangiare all’aperto durante la bella stagione ci porta alla scelta di piatti leggeri, ma saporiti e vini dotati di freschezza. Pietanze e vini che fanno star bene il nostro corpo e la nostra mente.
Scorfano, tracina, lucerna, polpetti, frutti di mare, seppie, triglie, scampi e gamberoni, uniti ad aglio, scalogno, pomodoro e peperoncino possono diventare una succulenta zuppa di pesce.
Cosa stappare? Prima sorpresa: nessun bianco, ma un rosso antico, diffusissimo in Alto Adige, versatile che si lega alla cucina tradizionale, come a quella moderna, la Schiava.
La Schiava deve l’origine del suo nome alla dipendenza del vitigno stesso al sostegno che la sorregge. Il pergolato esteso, un quinto della superfice vitata del Sudtirolo, caratterizza il paesaggio altoatesino. La zona vitivinicola comprende aree diverse: la Val d’Adige da Merano a Salorno, la Val Venosta e la Val Isarco tra Bressanone e Bolzano. L’ambiente, così variegato, determina differenze evidenti nella qualità e nel gusto del prodotto; ogni Schiava è singolare e irripetibile.
Ricordiamone alcune: lago di Caldaro, il più conosciuto delle Schiava, morbido, poco tannico con sentore di mandorla; Santa Maddalena, più corposo, fruttato ed elegante, a seguito di piccole percentuali di Lagrein; Schiava Grigia Venosta, fine, fragrante che presenta un maggior contenuto zuccherino dovuto al mite clima della zona, la Schiava prodotta nei vigneti intorno a Merano molto fruttata rispetto alle precedenti e infine quella realizzata sulle pendici attorno a Bolzano che risulta fruttata, ma più corposa.
Per ultima quella consigliata in abbinamento alla nostra zuppa di pesce, la Schiava prodotta nella Valle d’Isarco. Il clima più freddo della valle determina nel prodotto una spiccata freschezza e note olfattive più complesse. Vino stimolante, accattivante nella propria dolcezza al naso che appaga il nostro palato e ci sorprende. Possiede un corpo adeguato alla preparazione e alla persistenza gusto – olfattiva del piatto pur mantenendo una buona beva.
Vino che per certi versi, può essere definito estivo, inebriante, chiaro nella propria tipologia e che, seconda sorpresa, può essere servito fresco rispetto ad altri rossi e quindi a una temperatura di 11 – 13 gradi!

Buona degustazione o provare per credere!

Credits: @suedtirol.info
Anna Graziosa Massolini

Anna Graziosa Massolini Sommelier e Degustatore Ufficiale AIS, laureata In Marketing e promozione del turismo e territorio, la Giovanna d’Arco delle situazioni, puntualmente si ritrova tra le fiamme!
Vive altalenandosi, oggi Anna, domani Graziosa! Aspetta che una gigante balena la ingoi, vedi Pinocchio, e la porti a spasso, in un mondo sommerso.
Ogni tanto, quando riemerge dagli abissi, sosta alla Trattoria Croce Bianca di Nozza di Vestone, dove godereccia si trastulla tra vini pregiati d’ogni sorta.

7 anni fa

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